Medjugorje: Il Trionfo di Due Cuori (1.)

La famiglia salverà il mondo

Con i messaggi di Međugorje forse sta arrivando una fase nuova e conclusiva nello sviluppo degli alcuni generi letterari, come del romanzo familiare.
Quest'anno ho trascorso dieci giorni a Međugorje, a partire dalla Festa dell'Assunzione. L'ultimo pomeriggio del mio soggiorno, il giorno dopo la Festa di Maria Regina mi sono recato alla casa di Vicka, il cui giardino era pieno di pellegrini polacchi radunatisi naturalmente attorno a lei. Anch'io sono entrato nel giardino, quando ad un momento sentì Vicka dicendomi a voce alta però molto chiara in un italiano perfetto, che la Madonna nei suoi messaggi sta avvertendo specialmente i giovani, accentuando la necessità della preghiera del Rosario in famiglia, come il mezzo dell'unione della famiglia. Quando c'è questo legame in famiglia Satana è privo di ogni potere. In quest'Anno della famiglia, concluse Vicka, la Madonna chiede di includere i giovani nelle nostre preghiere. Parole dettemi da Vicka le capiì come centrali del mio soggiorno a Međugorje di quest'anno.

Quando sono tornato a Zagabria ho letto col interesse speciale un libro di Marco Miravalle, che ho procurato da una libreria a Međugorje che vendeva le edizioni in inglese. Il libro m'aveva attirato alla prima vista. Sulla copertina era raffigurata una piccola casa di famiglia illuminata nel buio della notte e poi circondata con le perle del Rosario. Il titolo del libro Međugorje and the Family ( Međugorje e la famiglia), sottotitolato Helping families to live the Messages ( Aiutando le famiglie a vivere i messaggi). Sul piatto posteriore dai frammenti riportati dalle quattro recensioni, si' può leggere che il detto Marco Miravalle lavora come un professore presso l'Università dei Francescani a Steubenville e che aveva fatto la sua tesi di dottorato sui messaggi di Međugorje. Inoltre, lui ha una giovane famiglia esemplare.
Poi ho capito che la sua università fosse quella che adesso sta frequentando signorina Jelena Vasilj „veggente col cuore“ , dettomi da lei stessa nella nostra conversazione di pochi giorni prima. Presentivo che potrebbe esserci molto utile in quest'Anno della famiglia di leggere questo libro di Miravalle per approfondire questo mistero di cui ci stiamo occupando tutti. E veramente proprio in quest'anno il suo libro ci invita ad un' incarnazione pratica e immediata dei messaggi di Međugorje in famiglia, specialmente nelle nostre famiglie „tali come sono, imperfette che sono“.
Già dall'inizio del libro Miravalle sta introducendo un termine nuovo : il kenosis della casa. Infatti egli dice che vuole esporre „il modello della vita familiare che sicuramente può aiutare ad implementare il messaggio di Međugorje nella vita familiare“. Quest'immagine della famiglia egli la chiama „il kenosis della casa“. Questo termine in modo chiaro e breve addirittura significa il sacrificio personale per il bene della famiglia: prendere „la Croce della casa“. Kenosis è una parola greca col significato di un atto di svuotare se stessi, un „sacrificio di se stesso“, come lo descrive San Paolo nella Seconda lettera ai Filippesi : „Cristo spogliò se stesso (ekenose) , narrandoci che Cristo si era umiliato per noi ( „ umiliò se stesso, assumendo la condizione di servo...“).

Mark Miravalle non risparmiando se stesso ora ammette dalla sua esperienza che nel secondo anno del suo matrimonio, come marito e come padre scappava dalla croce della propria famiglia.
„Cercavo di evitare il kenosis della casa“ , dice, „preferivo di stare fuori casa invece di stare con propri figli che allora erano troppo piccoli per una comunicazione vera. Però il padre deve essere sempre fisicamente presente, perché se la moglie rappresenta il cuore della famiglia, il marito ne è la testa. Secondo la teologia (il capitolo quinto della lettera ai Efesini) il padre è l'immagine di Cristo, e la Chiesa quella della madre, da ciò risulta secondo Miravalle che il padre deve sacrificarsi di più per la famiglia. „Perché quando svuotiamo se stessi, siamo sul cammino di condividere la Risurrezione e la gloria della vita familiare.“ Vivere il sacrificio in famiglia è la prima condizione per poter accetare i messaggi di Međugorje. E sono del pensiero che Miravalle ha significativamente chiarito il significato e l'importanza della figura paterna nelle famiglie moderne, che me fa riportare nei pensieri al secolo scorso, a Louis Martin, il padre della Santa Teresa di Lisieux, al suo esempio che aveva proprio seguito e vissuto sopradetto „kenosis della casa“. Perfino di essere poi identificato da Santa Teresa del Bambino Gesù e col Viso Santo del Signore stesso, per il suo sacrificio che le aveva fatto presentire la felicità veritiera della Risurrezione.
Proprio l'anno scorso (1993) l'avevo sperimentato molto fortemente quando ho scritto un pezzo teatrale in quattro atti, intitolato Piccola Teresa eseguita al Teatro ITD di Zagabria, dopo di che solo in quest'anno me ne sono reso conto di aver scritto in realtà un dramma sul Mistero della famiglia proceduto dai messaggi della Madonna e la sua battaglia contro Satana. Uno dei personaggi in questo dramma è il padre di Piccola Teresa, Louis Martin che aveva vissuto in famiglia fino alla sua malattia e la morte „il kenosis della casa“, alla croce da cui hanno fiorito i suoi fiori, le sue cinque figlie. Proprio i messaggi di Međugorje sono quelli che danno la forza principale ai padri terreni, in modo che possano per mezzo della preghiera e gli altri mezzi vivere questo kenosis, invece di lasciarsi dominare dalle proprie ambizioni ostacolando la crescita spirituale dei propri figli.
Miravalle cita tre principi principali se vogliamo incorporare i messaggi di Međugorje nelle nostre famiglie:
- la saggezza corrispondente alla nostra posizione nella vita
- il principio della „coerenza esecutiva“
- il principio della magnanimità e della generosità
Entro il primo principio significa che ci sono tanti tipi di religiosità quante sono diverse posizioni ed occupazioni nella vita. Miravalle sottolinea l'incorporazione graduale dei messaggi della Madonna. In tredici anni delle apparizioni a Međugorje Madonna ci invitava ad un aumento graduale della preghiera. All'inizio ci ha chiesto di pregare i noti Sette: sette Padre nostro, sette Ave Maria, sette Gloria accompagnati dal Credo, per poi passare alla preghiera quotidiana di cinque decine del Rosario, per raccomandarci finalmente di recitare ogni giorno tre corone del Santo Rosario. Anche Marija Pavlović, una dei veggenti di Međugorje, ammette che all'inizio le era troppo perfino quei „Sette“( però la pedagogia della Madonna è sempre graduale nella trasformazione). Però nella trasformazione delle intere parrocchie e delle famiglie appartenenti, la pedagogia della Madonna è sempre molto graduale e sempre con tanta pazienza.
Quando parla del secondo principio della coerenza, Miravalle prende distanza dall'irrazionale rigidità e severità. Miravalle sa che la Madonna è venuta alle nostre famiglie che sono imperfette e del tutto non ideali, e che sia necessario sforzarsi continuamente nel tentativo quotidiano di assimilaree il Suo invito.
Alla fine, il terzo principio si riferisce alla „nuova generosità'“ contro il castigo, perché „Dio parla direttamente ai cuori dei genitori e li parla dei loro figli come nessun altro“.
Poi Miravalle continua a parlare del rapporto che una famiglia dovrebbe sviluppare col Santo Rosario, digiuno, conversione, fede, preghiera e pace; quindi col contenuto principale dei messaggi della Madonna.
Il capitolo centrale ci riferisce al Santo Rosario, che è la preghiera della famiglia che porta a distruzione il potere di Satana. Miravalle ci fa ricordare che a Lourdes Aquero – Madonna era apparsa col Rosario in mano, e che a Fatima ha voluto di essere chiamata Nostra Signora del Rosario, e di pregare alla fine di ogni decina: „Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell'inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia”. Quella stessa Maria a Međugorje, nel messaggio del settembre 1984, invita la famiglia di pregare nella parrocchia il Rosario della famiglia col intenzione della consacrazione del mondo. Miravalle fa distinguere il Rosario della famiglia, che viene recitato coi figli, da quello pregato nei monasteri, che viene recitato in silenzio. Miravalle offre i consigli pratici. Mentre si recita in famiglia, si potrebbero accendere le candele su un piccolo altare di famiglia, e si fa partecipare i bambini dandoli di recitare le decine ( „Lasciate che i più piccoli vengano a me...“), mentre i genitori possono aprire la meditazione con la preghiera introduttiva.
Miravalle è ben cosciente del problema dell'inclusione degli adolescenti nella preghiera in famiglia, però valuta tutto in riferimento al messaggio della Madonna (giugno, 1986): „Lei vuole impararvi come pregare.“ Riferendosi alla pratica del digiuno in famiglia continua con altri consigli per figli e per giovani, sapendo che ogni età offre il suo sacrificio secondo le proprie possibilità per Cristo e il Suo corpo attraverso Maria, la Madre del Corpo Mistico. Il che è un ascesi utile contro il sensualismo, consumismo e materialismo delle famiglie moderne. Prima nel 1981. Madonna ci ha chiesto di praticare il digiuno ogni venerdì, poi nel 1984. ha indicato anche il mercoledì, perché Lei sapeva il perché ci fa ritornare all'ascesi del cristianesimo originario.
Intanto quando parla della „conversione e della famiglia“, Miravalle sottolinea che la Madonna nel suo messaggio del 25 ottobre 1982 vuole „condurci sulla via della conversione“, di più „della conversione totale“ (gennaio, 1985), perciò chiede da noi di confessarsi una volta al mese, di accostarsi spesso al sacramento di penitenza. Lui consiglia alle famiglie di presentarsi insieme alla Confessione, e ai genitori di imparare a dire „Perdonami!“ ai figli quando c'è ne il bisogno.
Poi parlando della „fede e famiglia“ consiglia di mettere nei posti più cospicui gli oggetti benedetti, come l'acqua santa, l'arte religiosa (le immagini del Santissimo Cuore di Gesù e del Cuore Immacolato di Maria, e del San Giuseppe) e poi alla Bibbia le conferisce il posto centrale, il posto più visivo in casa (ottobre, 1984) e alla fine ci consiglia di arredare un piccolo altare di famiglia, il luogo per presentare a Dio tutti i nostri sacrifici dell'anima e le preghiere nella „chiesa domestica“. Un tavolino o una sedia possono servire da piccolo altare di famiglia, su cui ci si' possono sistemare le immagini sacre, le statuette , la Parola di Dio e le candele.
Inoltre in riferimento alla „preghiera e famiglia“, facendoci ricordare il messaggio del rinnovamento della preghiera in famiglia (novembre, 1984), Miravalle mette in rilievo che nella preghiera dobbiamo includere tutti, soprattutto i membri anziani. Bisogna incoraggiare i più giovani a pregare, e qua riporta l'esempio di una famiglia croata, che aveva visto durante il suo pelegrinaggio a Međugorje nel novembre dell'anno 1984. Dice che una mattina si trovava accanto a Marijana Vasilj (non è chiaro se questo fosse nella casa di lei), ed aveva visto cinque figli tra nove e tre anni d'età scendendo le scale in fretta per radunarsi attorno al piccolo altare di famiglia. Poi dopo era venuta anche la mamma e tutti insieme pregarono „i sette“ in croato. E questa è la prima cosa che fanno ogni mattina prima di prendere la docca, di far colazione e di vestirsi. E poi aggiunge che questa preghiera viene praticata in tutte le famiglie di Međugorje.
Finalmente Miravalle ci consiglia di portare i più giovani alla Messa, e nel capitolo conclusivo intitolato La pace e la famiglia esalta la particolare importanza dell'atto di consacrazione della famiglia al Cuore di Gesù e al Cuore Immacolato della Vergine, detto dalla Madonna nel messaggio di ottobre 1988. La pace deve trovare dimora nel cuore della famiglia, e poi nessuno avvenimento risucirà a scuoterne. Alla fine vengono citate le prime due parole della consacrazione completa a Maria scritte da Santo Louis de Montfort - Totus Tuus, la frase molto amata dal papa mariano Giovanni Paolo II.
Possiamo richiamare alla mente una frase nota dello stesso Papa, „La famiglia salverà il mondo“, che è la parafrasi di una frase di Dostojevski – „La bellezza salverà il mondo“. Non sappiamo per i Russi come concepivano l'incorporazione di quella bellezza, forse ne incorporava il carattere di Sofia, una moglie savia, che appare avere tutti gli atributi della Madre di Gesù, di Maria. Ed era addirittura al posto cattolico croato di Međugorje dove si è rivelata definitivamente quella Bellezza alla Sofia, come la Regina di Pace, la quale vuole per mezzo del Rosario proteggere la famiglia dai forti attacchi di Satana e di salvare il mondo intero.
Con i messaggi di Međugorje forse sta per arrivare una fase nuova e definitiva nello sviluppo dei generi letterari, come del romanzo della famiglia e dei romanzi di formazione. Sembra che i numerosi romanzi del'800 e '900 come I Buddenbrook, I fratelli Karamazov, I Forsyths e simili che riportavano un modello „artistico“ della famiglia, alla fine dovranno ammettere sulle tracce della famiglia Martin di Santa Teresa del Bambino Gesù e dei messaggi di Međugorje, che la letteratura sta ancora per ottenere un capolavoro vero, sotto la guida della Stella della Regina di Pace, con una famiglia concreta „che salverà il mondo“ come modello. I libri come questo di Miravalle fanno da preparazione di un'opera tale. Infine, è bello vedere che proprio l'esempio di una famiglia croata di Međugorje ne rappresenta il modello iniziale.
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Messaggio di Međugorje, 25 ottobre 1994
Cari figli! Io sono con voi e anche oggi gioisco perché l'Altissimo mi ha fatto dono di stare con voi, di istruirvi e di guidarvi sulla via della perfezione. Figlioli, desidero che voi siate un meraviglioso mazzo di fiori da offrire a Dio nel giorno di tutti i Santi. Vi invito ad aprirvi e a prendere i Santi come vostri modelli. La Madre Chiesa li ha scelti perché siano per voi uno stimolo per la vita quotidiana. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Un mazzo di fiori per il Signore
Proprio in questo momento nel mese di ottobre del 1995, Madonna sta parlando ai figli croati che li vuole come “ un meraviglioso mazzo di fiori da regalare a Dio per il giorno di Tutti i Santi“, che significa che Tutti i Santi furono pe noi, per il popolo croato, ora e qua, qualcosa del speciale

Quel 25 di Ottobre quando ho composto il numero telefonico 9825, ad udire l'ultimo messaggio di Međugorje sentì subito qualcosa del speciale, perfino una profonda gioia interiore. Infatti subito ne capì la profondità e la bellezza, perché si trattava di quel tipo del messaggio dall' „antologia dei messaggi di Madonna“ a cui sono molto sensibile, fin dall'anno 1981.
Cercando di spiegare il cagione di questa sensibilità a questo tipo di messaggi, che da me trovano un'accoglienza speciale, potrei rispondervi alla prima che sia a causa della „bellezza della liturgia“. Madonna ha voluto chiamare all'attenzione dei suoi figli la Festa di Tutti i Santi, collegando nuovamente il significato del messaggio all'atmosfera della liturgia del mese che stava per arrivare.
Il fatto che la Madonna con i suoi messaggi segue l'anno liturgico non è del niente legato esclusivamente a Međugorje. È generalmente noto che già a Lourdes, già dalla prima apparizione a Bernadette, il 11 febbraio del 1858, la Madonna, Aquero, avrebbe continuato a seguire nelle sue apparizioni il calendario della Chiesa con i messaggi sempre inquadrati nell'atmosfera della Quaresima di allora. La corrispodenza del contenuto dei messaggi di Lourdes con l'anno liturgico già era riconosciuto negli anni '20 dell'900 quando il Servo di Dio Ivan Merz teneva le lezioni su questo parallelismo. Finalmente, Madonna appare con lacrime sul viso ai semplici pastori a La Salette proprio in vigilia della Festa della Madonna Addolorata nel Settembre.
Allora potremmo dire con certezza che Madonna ci sta sensibilizando in un modo speciale, a partire dal 11 febbraio del 1858 a Lourdes, poi attraverso La Salette e la Fatima, fino a Međugorje, per alcune feste cattoliche e i cicli della liturgia, chiedendo da noi un completo imedesimarsi col significato d' ogni festa in particolare e una partecipazione profonda in ogni suo mistero come se fosse la più ardente e la più profonda realtà, secondo Tommaso D'Aquino detta „ens realissimum“, cioè nell'essenza più reale.
Quello che stupisce di più non è che i messaggi di Madonna stiano approfondendo la nostra conoscenza della liturgia, perché i Suoi messaggi sono talmente semplici, brevi e talmente forti. La concordanza con la liturgia dei Suoi messaggi serve a darci una certezza completa della realtà che rappresentata dalla liturgia e dalla liturgia delle ore. Pertanto, La Madonna come la Madre della Chiesa, ci sta portando solamente alla più grande e la più indubitabile realtà. La presente „atmosfera“ ci fa presentire la realtà, quella sfera ardente dell'umanità realizzata, chiamata dal gesuita Teilhard de Chardin la noo-sfera. E quando Lei, la Madre, dice proprio ora, nel mese di ottobre del 1994, ai figli croati che li vuole come “un meraviglioso mazzo di fiori da regalare a Dio per il giorno di Tutti i Santi“, significa che il Giorno di Tutti i Santi, che questa festa negli anni precedenti ugualmente a quest' anno, fu qualcosa del speciale per il nostro popolo croato e che sia tuttavia, ora e quà , qualcosa del speciale che sta radunando la nostra identità.
In verità, quando chiamiamo alla memoria numerose feste trascorse di Tutti i Santi presso Croati, non solamente queste recenti festeggiate in mezzo alla guerra, ma anche quelle più lontane nella storia, fino al tempo del Cardinale Stepinac, quando lui si rivolgeva ai credenti in occasione di questa Festa dicendo che proprio la realtà di Tutti Santi è la realtà più viva per il popolo croato (opposto al culto della morte dei comunisti), facendo ci ravvisare che proprio sono tutti i Santi a legare una Croazia santa e celeste, con quella accopagnante, che è una Croazia crocifissa e pellegrina.
Anche leggendo i versi della poesia Il Giorno dei Morti di Sarajevo di Vinko Nikolić, noi sentiamo la stessa importanza di questa festa per il popolo croato cattolico. Però anche oltre al popolo croato, la Manifestazione delle candele ha proprio cominciata al Giorno di Tutti i Santi nella Chiesa di Stanislav Kostka a Varsavia nel 1982; per di più anche il crollo del comunismo in Ungheria ha cominciato intorno a questa Festa. Croazia con i suoi „muri di pianto“, con i suoi scomparsi, con i suoi rifugiati che non possono accendere le candele alle tombe dei loro prossimi, questa Croazia odierna ne sente più fortemente il Giorno di Tutti i Santi che tutti gli altri paesi in cui il comunismo era crollato in un modo abbastanza lieve.
Però addirittura in questa e tale Croazia il Giorno di Tutti i Santi assume un aspetto dell' ottimismo interiore, di una bellezza poetica e misteriosa, e di fede nel Regno di Dio che viene, più grandi come in nessun altro posto.
Da dove nasce questo desiderio, da dove provviene questo amore poetico (Madonna veramente in questo messaggio appare come una poetessa) e perché ha scelto proprio il Giorno di Tutti i Santi?
Con assoluta certezza tutto questo è il frutto di una pedagogia lunga della Madonna quà a Međugorje, perché ogni materiale richiede un periodo di preperazione prima di poter essere trasformato in un capolavoro, in una poesia, in u mazzo di fiori. Ed è evidente che il 25 ottobre di quest' anno, la Grande Artista, la Vergine ci ha presi come argilla da modificare, perché ha sentito questa Festa, che aveva preparato da lungo per noi, la festa della nostra realtà, delle nostre vittime, come l'occasione migliore per offrirci come i mazzi di fiori al Signore. Per di più, Lei ha sentito come potrebbe avvicinare i suoi „figli“ alle schiere dei Santi presso il Trono dell'Onnipotente.
„Vi invito ad aprirvi ed a prendere i Santi come vostri modelli.“ Questo invito contiene in sè il pregusto dell'unione definitiva e vera di un popolo con la Città dei Santi, con tutti i Santi, di cui un Bernardo di Chiaravalle nel Medioevo si poteva esprimere solo in riferimento ad un futuro lontano, e che la Piccola Teresa di Liseieux ne poteva solo preannuniciare.
Proprio ora a Međugorje, la Madonna, la Madre della Chiesa ci sta invitando di sentire e capire questo collegamento di tutti i Santi e del popolo di Dio come un'ens realissimum, una realtà presente.
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Messaggio di Medjugorje, 25 dicembre 1996
"Cari figli! Oggi sono con voi in modo speciale tenendo Gesù Bambino in braccio, e vi invito, figlioli, ad aprirvi al Suo invito. Lui vi invita alla gioia. Figlioli, vivete gioiosamente i messaggi del vangelo, che ripeto dal tempo in cui sono con voi. Figlioli, io sono vostra madre e desidero svelarvi il Dio dell'amore e il Dio della pace. Non desidero che la vostra vita sia nella tristezza ma che sia realizzata nella gioia secondo il vangelo per l'eternità. Solo così la vostra vita avrà senso. Grazie per avere risposto alla mia chiamata! "

L'invito alla gioia
In questi nostri tempi la Madonna sta apparendo quotidianamente a Međugorje, in un atmosfera di gioia uguale a quella una volta sentita in Galilea, per preparare a Međugorje come nella „ seconda Galilea“ il secondo arrivo del suo Figlio.

Alla fine del messaggio del novembre del 1996 la Madonna ha gia annunciato che „la gioia prevarrà nei cuori umani“. L'annuncio viene sotto la condizione: solo dandone esempio con la propria vita e diventando i segni del amore divino, solo in tal caso „la gioia prevarrà nei cuori umani“. Questo non significa altro che la gioia passerà da noi in altri.
Anche nel messaggio seguente, proprio nel quello per il Natale, la Madonna ha continuato col annuncio della gioia: se la volta precedente ha annunciato l'arrivo del Cristo concludendo il messaggio con la gioia, ora proprio per il giorno del Natale è apparsa a noi con Gesù bambino in braccio, inviandoci il messaggio che è Lui che ci invita alla gioia.
È impossibile immaginare qualcosa più semplice di questo. La Madonna non fa altro che tenere il Gesù bambino in braccio, invitandoci di essere aperti al Suo invito. Sembra che non ci sia bisogno di continuare con le parole, perché la gioia a cui siamo invitati è più lo stato del beato silenzio che un colloquio. La Madonna ci può aggiungere qualche frase dopo, però sempre per precisare meglio e chiarire di quale gioia si tratti.
Lei vuole soprattutto che vivessimo quei messaggi del Vangelo, tantissime volte inviatici da Lei a Međugorje, sono questi i messaggi che dobbiamo vivere gioiosamente. Lei è la nostra Madre, e per questo non vuole „che la nostra vita sia triste, invece che sia vissuta nella gioia sempre realizzata secondo il Vangelo per l'eternità“. Anzi, solo con questa gioia la nostra vita avrà senso, quindi risulta possible immaginare perfino alcuni di noi, figli del Međugorje, vivere questi messaggi però senza di gioia.
Dobbiamo sapere che ci siano anche tali fra di noi, e con sicurezza non a caso la Madonna col Gesù in braccio proprio in questo tempo ci invia l'invito alla gioia, perche questa stessa gioia è in qualche maniera minacciata. Durante il mio soggiorno a Međugorje nell'agosto dell'anno 1996 salendo a piedi dalla Miletina alla Chiesa di Međugorje, ho incontrato un giovane di diciannove anni che altretanto faceva a piedi il percorso dal Ljubuško per compiere un voto fatto alla Regina della Pace. Conversando con questo giovane ho notato che in lui non c'è gioia. Il cammino alla Madonna per lui non era gioioso. Mi pareva che tanti giovani di questo paese dove appare la Madonna regolarmente fossero senza di gioia.
La questione della Gioia e della Madonna di Međugorje in ogni caso ci riportano alle questioni che esistono fin dalla Nascita a Betlemme, riportate alla nostra consapevolezza in modo esemplare da San Paolo nella Seconda lettera ai Corinzi. Le apprizioni della Madonna sono ormai da sè la prova della esistenza del Cielo, che è la gioia senza fine. La Madonna ha dovuto nel nostro secolo come al secolo precedente a Lourdes, farci ritrovare la fede in Cielo-Gioia. Proprio perché nel corso dei molti secoli si era perduto quel zelo dei primi apostoli, di San Paolo e dei primi martiri, che gli faceva testimoniare per il Cielo malgrado tutte le sofferenze circondanti. Possiamo dire che gli apostoli sperimentavano in modo tangibile la gioia di Cristo vivendo nella Sua compagnia, ridendo insieme, sperimentando la beatitudine del Cielo in Terra. Anche se a volte erano tristi, si trattava di più di una tristezza felice sulla via della conversione, descritta maestralmente ai Corinzi come „la tristezza alla divino“ da San Paolo. Loro paradossalmente erano in cammino verso la più grande gioia e allo stesso tempo verso la Croce, da cui alla fine sono scappati tutti tranne San Giovanni.
San Giovanni Evangelista, che più tardi sarà lo scrittore del Libro dell'Apocalisse steso sull'isola greca di Patmos, aveva il privilegio di poter ascoltare il battito del Cuore di Gesù, e di capire proprio in questo mistero il rapporto divino della sofferenza e della gioia immensa che ci aspetta in nessun atro luogo che nel Cuore. Così l'evangelista annota le parole di Gesù:

„In verità, in verità io vi dico:
voi piangerete e gemerete,
ma il mondo si rallegrerà.
Voi sarete nella tristezza,
ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.“
(Vangelo secondo Giovanni - 16)

Gesù continua con paragonare la tristezza degli apostoli con i dolori della donna nel parto: quella stessa donna finito il parto non si ricorda più della sua sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo.

„Così anche voi, ora, siete nel dolore;
ma vi vedrò di nuovo
e il vostro cuore si rallegrerà
e nessuno potrà togliervi la vostra gioia.“
(Vangelo secondo Giovanni - 16)

Tutti coloro che si trovavano nella presenza di Gesù diventarono coscienti di quella corrispondenza divina tra la sofferenza e la gioia. Tra di loro anche San Pietro che
pur negando la sequela al Cristo per ben tre volte, ha potuto confermare nella sua lettera:
„Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere un pò afflitti da varie prove, perché il valore della vostra fede, molto più preziosa dell'oro, che, pur destinato a perire, tuttavia si prova col fuoco, torni a vostra lode, gloria e onore nella manifestazione di Gesù Cristo.“ (Prima lettera di Pietro)
Dall'altra parte coloro che non hanno incontrato il Gesu terreno, conobbero il Gesu risorto, Lo sentirono in Cielo, o Lo videro „sedendo alla destra del Padre“, come lo fece il primo tra i martiri, Santo Stefano primo Martire. E per questo che conobbero questa gioia. Potremmo dire che la gioia non è mancata a nessuno, a partire dalla mangiatoia di Betlemme, dai pastori e dai tre santi Re Magi dall'Oriente, chi vennero ad adorare il Gesù bambino, infatti non è mancata dalla propria nascita di Colui lungamente atteso fin dalla promessa fatta ad Abramo, ai patriarchi, ai re ed ai profeti. E poi in fine, c'è la Madonna che in questi nostri tempi sta apparendo quotidianamente a Međugorje, in un atmosfera di gioia uguale a quella una volta sentita in Galilea, per preparare a Međugorje come nella „seconda Galilea“ il secondo arrivo del suo Figlio. Non può essere che il secondo arrivo sarà meno gioioso del primo, anche se preceduto dalla purificazione aspra già prevista dai profeti dell'Antico Testamento, specialmente dal profeta Daniele e da San Giovanni nel suo Libro dell'Apocalisse. In ogni caso la corrispondenza tra il patimento e la gioia nell'ambito della prima venuta di Cristo eguaglia alla loro proprozione nella seconda venuta: la dimensione della sofferenza è il segno della grande felicità seguente. Richiamiamo alla mente il martirio dei numerosi bambini morti durante la guerra sul territorio della Croazia e della Bosnia ed Herzegovina, che ci fa ricordare la strage degli innocenti di Betlemme, che poi erano i primi ad entrare nella gioia del Re apena nato!
Anzi, la risposta a qualcuno che potrebbe chiederci il perché dei quindici anni di ininterrotte apparizioni della Madonna a Međugorje, sarebbe: Perché Maria aveva vissuto per quindici anni una vita umile e semplice a Nazareth, per poi mettersi in cammino assieme a Giuseppe per dar vita a Gesù e per ritornare nuovamente a Nazareth...? È stato per prepararci nella modestia col suo grande „Sì“ ad Arcangelo Gabriele annunciatore, la grande gioia, che è la vera definizione del Vangelo: buona notizia. Il Međugorje come „la seconda Galilea“, la Galilea prima della seconda venuta del Cristo, significa quasi, a differenza della prima, il cielo sulla terra. Poichè dopo quasi 2000 anni, il cielo come la gioia eterna con le legioni dei martiri, dei santi, dei testimoni e delle anime sante del purgatorio, è la forza in sè stracolma di gioia che sotto la guida di Maria Aurora del Sole di Giustizia, non avrebbe mai permesso agli uomini la tristezza.
E di certo che esiste anche la Madonna Piangente, avremmo commesso un grande errore a negare questa realtà, e poi c'è la statua di Međugorje da Civitavecchia che piangeva lacrime di sangue (il miracolo riconoscito dalla Chiesa nel dicembre dell'anno 1996) dimostrando la Madonna proprio nello stato di dolore: Piangente. Qui dobbiamo dire che il segno di queste lacrime e il segno del Cuore Trafitto, non significa che la natura beata e la più felice di Maria sia incline alla tristezza o che Lei desideri la tristezza („ non voglio che la vostra vita sia nella tristezza“, ora ci dice in tono maternamente decisivo e inquieto). Questa tristezza della Madonna semplicemente sta come il sigillo di Dio portato per noi. Colui che ha capito in fondo questo mistero era il giovane santo martire Gabriele della Madonna Piangente, chi ha voluto incidere i dolori della Vergine nel proprio cuore. Per questo la gioia nel cielo con la Vergine felice, assunta, glorificata, tra i beati di Gabriele della Madonna Piangente non era per niente inferiore a quella degli altri. Al contrario la sua participazione nella gioia celeste era più profonda e più intensa, semplicemente perché "Ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per 99 giusti che non han bisogno di conversione". Gabriele della Madonna Piangente ha capito che la gioia nella Vergine è quanto maggiore quanto siamo pronti a comprendere il Suo strazio, e lo strazio del cielo intero per l'umanità miserabile, la quale anche dopo quindici anni delle apparizioni a Međugorje rimane cieca a non vedere che l'Angelo aveva gia versato il primo calice dell'ira di Dio. Madonna a Mađugorje aveva già più volte invitato i suoi fedeli ad offrire le loro sofferenze per mezzo del Suo cuore al Cuore di Gesù per presentare tutti noi come un bouquet di fiori della gioia all’Altissimo. In questo ambito nei tempi che richiedono l'offerta della propria croce, appare la Madonna di Medjugorje che si rivela in modo riconoscibile come trasformatrice dei nostri dolori in gioia, e come consolatrice invitandoci sempre di contribuire dalla nostra parte a trasformare le Sue lacrime di sangue in allegria. Questa doppia vittoria sulla tristezza è già il pregusto della gioia della communità celeste.

Questo che vogliamo dire possiamo spiegare con un esempio dalla vita di un giovane gesuita San Giovanni Berchmans. Una volta un vecchio gesuita gli aveva detto che la sua anima è ormai felice per quello che vedrà e sentirà nel cielo. Il giovane Berchmans gli avrà sicuramente risposto in modo naturale, ingenuo e spontaneo: Va bene che si rallegri, però non dimentichi che quella gioia la dobbiamo meritare qui in terra.

Il messaggio di tutto ciò è: va bene indirizzare lo sguardo verso il cielo, anzi è raccomandabile (Nei messaggi a don Gobbi la Madonna ci dice di orientarsi sempre verso il cielo, poichè questo è il bisogno del momento presente della Chiesa. La comunione dei Santi ci sostiene e ci accompagna nelle più dure tentazioni sempre smantellando le trappole della massoneria e dei tutti nostri nemici messe sul nostro cammino), però solo se siamo capaci di osservarlo con gli occhi dell'anima, della Madre nostra. I figli del Medjugorje sanno e credono che sia il cielo che sta passeggiando in quella parrocchia dei miracoli di Erzegovina, però ancora non tutti sanno come vederlo. Invece coloro che sanno come vederlo, sono felici.
E sono immuni ai rimproveri nietzcheani del mondo moderno, che è sempre di più sotto crescente influsso della Bestia e dei suoi idoli, della televisione, ed i cui rimproveri si riducono tutti a questa domanda: Se siete salvati, allora perché siete tristi? (?!)...
Invece no, il figlio del Medjugorje non può essere triste, anche se non appare felice in modo „cosmetico“ e carnale, come quei bambini sorridenti dagli annunci per „denti sani“. La gioia del figlio di Međugorje viene dal cuore e si espande tra i santi e martiri nei spazi infiniti del cielo, la cui Aurora è la Vergine Maria. Quale madre sarebbe la Madonna se non si preoccuperebbe dei suoi devoti a cui si era riparata fuggendo il ruggito lussurioso della Bestia con le ali aquiline dell'amore e della fede.
Il saggio apostolo Paolo, il maestro delle contraddittorietà cristiane, spiegava così ai Corinzi:
„Come si accompagnano la sofferenza e la gloria, tali sono le consolazioni di coloro...”, e noi ci chiamiamo cristiani „afflitti, ma sempre lieti“. Infatti vale in questo contesto citare il suo intero paragrafo:
„Ritenni pertanto opportuno non venire di nuovo fra voi con tristezza. Perché se io rattristo voi, chi mi rallegrerà se non colui che è stato da me rattristato? Perciò vi ho scritto in quei termini che voi sapete, per non dovere poi essere rattristato alla mia venuta da quelli che dovrebbero rendermi lieto, persuaso come sono riguardo a voi tutti che la mia gioia è quella di tutti voi. Vi ho scritto in un momento di grande afflizione e col cuore angosciato, tra molte lacrime, però non per rattristarvi, ma per farvi conoscere l'affetto immenso che ho per voi.
Se qualcuno mi ha rattristato, non ha rattristato me soltanto, ma in parte almeno, senza voler esagerare, tutti voi. Per quel tale però è già sufficiente il castigo che gli è venuto dai più, cosicché voi dovreste piuttosto usargli benevolenza e confortarlo, perché egli non soccomba sotto un dolore troppo forte...“ (Seconda lettera ai Corinzi)
Veramente San Paolo, il poeta del magnifico l'Inno all'amore, sentiva ogni comunità dei fedeli a cui si rivolgeva, così sapeva che la gioia era la gioia di loro tutti, del corpo mistico. Altrettanto la gioia di Paolo deve essere la gioia di tutti i Corinzi. Pertanto la gioia in sè non possiede nulla dell'egoistico, essa è sempre universale, universale come lo stesso cielo, dove l'amore si rallegra ogni volta quando uno „si rattrista alla conversione“.
Così dice San Paolo: “Se anche vi ho rattristati con la mia lettera, non me ne dispiace. E se me ne è dispiaciuto - vedo infatti che quella lettera, anche se per breve tempo soltanto, vi ha rattristati - ora ne godo; non per la vostra tristezza, ma perché questa tristezza vi ha portato a pentirvi. Infatti vi siete rattristati secondo Dio e così non avete ricevuto alcun danno da parte nostra; perché la tristezza secondo Dio produce un pentimento irrevocabile che porta alla salvezza, mentre la tristezza del mondo produce la morte.”
In questi nostri tempi la Bestia sta ingannando gli uomini con la consumazione della gioia carnale, sensuale che significa la consumazione della vita, mentre la Madonna ci indica il Gesù bambino il cui invito alla gioia è la promessa della gioia eterna. Oggi in cielo San Paolo si rallegra assieme a Santo Stefano, il quale era ucciso dalle pietre dello stesso Paulo (Saulo). Aiutato dalle preghiere di Stefano, Paolo il suo persecutore divenne Apostolo e partecipe della gioia infinita. E solo in tale gioia del cielo la vita dell'Apostolo dei popoli e dell'uno dei primi martiri della Chiesa può avere senso. Ed appunto con queste frasi la Madonna di Međugorje termina il suo messaggio: “Solo così la vostra vita avrà senso.“
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